Giovanni Verga (1840–1922)
In una frase: il catanese che importa il metodo naturalista e lo radicalizza: l'autore si eclissa, il mondo dei vinti si racconta da sé — e il progresso è una fiumana che travolge chi resta indietro.
Dal Naturalismo al Verismo
- Contesto: Positivismo, fiducia nella scienza; il Naturalismo francese applica il metodo sperimentale al romanzo. Manifesto letto in programma: E. e J. de Goncourt, prefazione a Germinie Lacerteux («il romanzo... studio sociale», il diritto del "basso" a entrare in letteratura).
- Differenza verghiana: niente fiducia nel progresso né intento riformatore; sguardo pessimista e immobile sulla Sicilia.
Poetica e tecnica
- Impersonalità: l'opera deve sembrare «essersi fatta da sé»; eclissi dell'autore.
- Regressione: il narratore scende al livello culturale del mondo narrato (narratore popolare anonimo); discorso indiretto libero; straniamento (i valori "normali" appaiono strani perché filtrati dall'ottica popolare).
- Manifesto: prefazione all'Amante di Gramigna (lettera a Salvatore Farina): il «documento umano», la mano dell'artista invisibile.
- Il ciclo dei Vinti (prefazione ai Malavoglia): la fiumana del progresso vista dalla riva, attraverso i travolti; la «religione della famiglia» e l'ideale dell'ostrica.
I testi del programma
- Nedda — il "bozzetto siciliano" del 1874: la svolta verso la materia popolare (tecnica ancora tradizionale, narratore che commenta).
- Rosso Malpelo (Vita dei campi) — il capolavoro della regressione: la "logica" crudele della cava raccontata dall'interno; Malpelo cattivo «perché era rosso».
- La lupa (Vita dei campi) — la passione come forza arcaica e tragica.
- I Malavoglia: cap. I (il mondo arcaico e l'irruzione della storia: i Toscano, la partenza di 'Ntoni) e cap. XV (l'addio di 'Ntoni: chi è uscito dal mondo del nido non può più rientrarvi).
- La roba (Novelle rusticane) — Mazzarò: l'accumulo come unica religione; «Roba mia, vientene con me!».
- Mastro-don Gesualdo — la morte del protagonista (parte IV, capp. IV–V): il muratore arricchito muore solo, deriso dai servi, fra «la roba» che non può portare con sé.
Ponti col latino
- Mazzarò e Gesualdo accanto a Trimalchione (Petronio, Sat. 31–33; 75–78): tre parvenus, due sguardi — la satira del liberto arricchito che inscena il proprio funerale, la tragedia del self-made man siciliano che muore solo. Roba e morte in entrambi.
- I vinti e la voce dei vinti: la fiumana del progresso e il discorso di Calgaco in Tacito (Agricola 30): chi paga il prezzo della "civiltà" (→ L'Altro - barbari, schiavi, donne).
- Impersonalità e autore nascosto: l'eclissi di Verga e la strategia dell'«autore nascosto» di Petronio (Conte): due modi di sparire dal racconto.
- → Ponti fra latino e italiano