Dante, Paradiso (canti I, III, VI)
In una frase: la terza cantica come sfida del dire l'indicibile: «trasumanar significar per verba / non si poria» — e, nel canto VI, la storia provvidenziale dell'aquila imperiale.
Introduzione al Paradiso
- Struttura: i nove cieli + l'Empireo; i beati appaiono nei cieli per gradi di beatitudine, ma tutti hanno sede nell'Empireo (la «candida rosa»).
- Il problema centrale è linguistico: rappresentare ciò che eccede memoria e parola; di qui neologismi (trasumanar, indiarsi), similitudini di luce, dichiarazioni di ineffabilità.
- Guida: Beatrice (la teologia, la grazia).
I canti del programma
- Canto I — proemio e invocazione (ad Apollo, non più solo alle Muse); il trasumanar di Dante che sale con Beatrice; l'ordine dell'universo: ogni cosa ha il suo «porto» e si muove per amore verso il proprio fine — il mare dell'essere.
- Canto III — il cielo della Luna: Piccarda Donati (e Costanza d'Altavilla), i voti non adempiuti per violenza altrui; la beatitudine non è uguale per tutti ma è piena per ciascuno: «E 'n la sua volontade è nostra pace».
- Canto VI (dopo il 15 maggio) — l'unico canto della Commedia detto da una sola voce: Giustiniano racconta il volo dell'aquila imperiale da Enea a Carlo Magno: la storia di Roma come storia provvidenziale, voluta da Dio per preparare la redenzione; condanna di guelfi e ghibellini che strumentalizzano il «pubblico segno»; l'episodio di Romeo di Villanova, l'esule ingiustamente accusato (specchio di Dante).
Ponti col latino
- Canto VI e la storia di Roma: Giustiniano ripercorre proprio la materia del programma di latino — i re (Livio), le guerre civili (Farsalo! cfr. Lucano), Augusto, Tiberio. Dante legge provvidenzialmente la stessa storia che Lucano legge come catastrofe senza dèi e Tacito come fenomenologia del potere: tre teologie della storia a confronto (→ Ponti fra latino e italiano, Mito e origini di Roma).
- L'aquila dantesca e l'idea liviana di Roma caput rerum: il mito di fondazione trasferito nell'ordine divino.
- «E 'n la sua volontade è nostra pace» e la securitas del saggio stoico (Seneca): conformare la volontà all'ordine (di Dio / del logos) come unica pace possibile.