Età flavia (69–96 d.C.)
Quadro storico-politico
Dopo il 68-69 (morte di Nerone, anno dei quattro imperatori: Galba, Otone, Vitellio, Vespasiano) la dinastia flavia restaura ordine e finanze: Vespasiano (69–79), Tito (79–81), Domiziano (81–96).
- Vespasiano: concretezza amministrativa, ricostruzione, anfiteatro Flavio; istituisce cattedre pubbliche di retorica pagate dal fisco — la prima è di Quintiliano.
- Domiziano: accentramento autocratico (dominus et deus), nuova stagione di delazioni e processi, espulsione dei filosofi; il suo "terrore" segna la memoria di Tacito (che pure sotto di lui fa carriera) e spiega il tono dell'Agricola.
- Con l'assassinio di Domiziano (96) si apre il principato di Nerva e poi il principato adottivo (→ Età di Traiano, Adriano e degli Antonini).
Quadro culturale
- Classicismo di ritorno: contro gli eccessi dello stile neroniano, l'età flavia promuove un ritorno ai modelli (Cicerone in prosa, Virgilio in poesia). Manifesto teorico: l'Institutio oratoria di Quintiliano, col suo celebre giudizio limitativo su Seneca.
- La letteratura si fa spesso encomiastica e d'apparato (epica flavia: Stazio, Valerio Flacco, Silio Italico — non in programma).
- Controcanto realistico: l'epigramma di Marziale, che rinuncia ai generi alti per la vita vera (hominem pagina nostra sapit).
- Il dibattito sulla decadenza dell'eloquenza diventa esplicito e sistematico (→ La decadenza dell'eloquenza).
Autori del programma collocati qui
Marziale · Quintiliano — la giovinezza e la prima carriera di Tacito si svolgono sotto i Flavi, e le Historiae raccontano proprio il periodo 69–96.