Il Decadentismo (e il Simbolismo francese)
In una frase: la cultura di fine Ottocento che, caduta la fiducia positivista, cerca il senso del mondo non nella ragione ma nel simbolo, nella musica della parola, negli stati irrazionali dell'io.
La visione del mondo decadente
- Crisi del Positivismo: la realtà non è interamente conoscibile con la scienza; il mondo è una foresta di simboli (Baudelaire, Correspondances) che solo il poeta sa leggere.
- Strumenti di conoscenza alternativi: sogno, malattia, follia, ebbrezza, epifanie dell'irrazionale.
- Figure: l'esteta, il poeta veggente (Rimbaud), il maledetto.
- Poetica: il simbolo al posto della descrizione; analogia; musicalità del verso («la musica prima di ogni cosa», Verlaine); lingua suggestiva, non comunicativa.
Rapporti con gli altri movimenti
- Decadentismo e Romanticismo: continuità (l'irrazionale, l'io) ma senza la tensione storica e civile romantica; l'io decadente è malato e privato.
- Decadentismo e Naturalismo: rovesciamento — dal documento oggettivo all'interiorità; eppure stessa radice nella crisi del soggetto borghese.
Il testo del programma
Paul Verlaine, Langueur — «Sono l'Impero alla fine della decadenza, che guarda passare i grandi Barbari bianchi...»: il poeta si identifica con la Roma tardoimperiale, raffinata e sfinita, che compone «acrostici indolenti» mentre tutto crolla. È il testo che dà il nome al movimento (la rivista Le Décadent).
Ponti col latino
- Langueur è il ponte perfetto: il Decadentismo si autodefinisce attraverso il mito della Roma imperiale decadente — proprio il mondo del programma di latino. L'esteta moderno si riconosce in Petronio, elegantiae arbiter (→ D'Annunzio).
- La «fine di un'eloquenza»: la languidezza verlainiana accanto al dibattito antico sulla La decadenza dell'eloquenza — due epoche che si sentono "dopo" la grandezza.
- → Ponti fra latino e italiano