Salvatore Quasimodo (1901–1968) e l'Ermetismo
In una frase: dal chiuso dell'Ermetismo alla poesia civile del dopoguerra: l'uomo «del mio tempo» è ancora quello «della pietra e della fionda» — Caino con l'aereo.
Modulo svolto dopo il 15 maggio.
L'Ermetismo
- Anni '30, area fiorentina: poesia pura, analogica, oscura («ermetica» appunto), erede del Simbolismo via Ungaretti; la parola assoluta, sottratta alla comunicazione e alla storia (anche un riparo dal fascismo: non dire nulla di spendibile).
- Quasimodo ne è il rappresentante siciliano (e il grande traduttore dei Lirici greci, 1940); dopo la guerra rompe con l'assolutezza ermetica: la poesia deve «rifare l'uomo». Nobel 1959.
I testi del programma
- Alle fronde dei salici (Giorno dopo giorno, 1947) — «E come potevamo noi cantare / con il piede straniero sopra il cuore...»: l'occupazione, i morti, le cetre appese ai salici (dal Salmo 137: l'esilio di Babilonia): la poesia ammutolita davanti alla storia.
- Uomo del mio tempo — «Sei ancora quello della pietra e della fionda, / uomo del mio tempo»: la scienza «esatta persuasa allo sterminio»; «hai ucciso ancora, / come sempre, come uccisero i padri»; l'appello finale ai figli: dimenticare i padri, le loro tombe.
Ponti col latino
- Il fratricidio originario: «come uccisero i padri... Caino» e il sangue di Remo in Livio I, 7: la violenza fondativa che si ripete; la guerra civile di Lucano come prima formulazione epica della stessa diagnosi (→ Mito e origini di Roma, Epos e anti-epos, Ponti fra latino e italiano).
- La poesia sotto il potere: le cetre appese ai salici e il silenzio dell'eloquenza sotto il principato (Tacito, Dialogus; Historiae I, 1): quando la libertà manca, la parola tace o si vende (→ La decadenza dell'eloquenza).
- L'appello a «dimenticare i padri» vs il culto liviano degli exempla: che cosa si fa della tradizione dopo la catastrofe?