Mito e origini di Roma

Tesi del percorso: Livio racconta le origini sapendo che sono leggenda, ma le tratta come fondamento identitario; l'antropologia moderna (Bettini) spiega perché quel racconto funziona: la fondazione è un rito, il confine è sacro.

I testi della catena

  1. Livio, Ab urbe condita I, 1 (in lingua) — le origini troiane: Antenore ed Enea; Roma innestata sul mito greco-troiano; il metodo liviano: nec adfirmare nec refellere — il mito non si verifica, si tramanda.
  2. Livio, I, 4 (in lingua) — la lupa: il meraviglioso con razionalizzazione incorporata (la lupa forse Larenzia prostituta): doppia lettura offerta al lettore.
  3. Livio, I, 7 (in lingua) — la morte di Remo: sic deinde, quicumque alius transiliet moenia mea; la città nasce da un fratricidio che è insieme delitto e sanzione del confine.
  4. Bettini, da Short. Con i Romani — il sulcus primigenius e il pomerium: fondare è tracciare un solco rituale con l'aratro; il confine non è una linea militare ma una realtà sacra; Remo muore perché viola un limes religioso, non un muro.

Sviluppi

Domanda-tipo da colloquio

«Che valore ha il mito per uno storico?» — rispondere con il metodo liviano (sospensione del giudizio + valore fondativo) e chiudere con la lettura antropologica di Bettini.

Aggancio interdisciplinare

Greco: mito e storia in Erodoto e Tucidide (la archaiologia); Filosofia/Scienze umane: il rito e il sacro (Eliade, Durkheim); Italiano: il mito di fondazione nella letteratura nazionale.