La decadenza dell'eloquenza

Tesi del percorso: tutto il primo secolo si chiede perché non ci siano più oratori come Cicerone. Tre risposte: la scuola è malata (Petronio), l'educazione morale è fallita (Quintiliano), la libertà politica è finita (Tacito).

Le tre diagnosi

  1. Petronio, Satyricon 1–2 — la diagnosi scolastica, in bocca a Encolpio: le declamazioni insegnano pirati incatenati e oracoli, non la vita; i giovani a scuola «diventano stupidissimi» perché nulla di ciò che sentono ha a che fare con la realtà. (Attenzione all'autore nascosto: chi parla è un personaggio dubbio, la tesi è seria ma il portavoce è ironizzato.)
  2. Quintiliano, Institutio oratoria II, 10 — la diagnosi didattico-morale: le declamazioni in sé sono utili, purché restino similes veritati, vicine ai processi reali; la decadenza si cura riformando scuola e maestri (e ritornando a Cicerone: cfr. il giudizio su Seneca, X, 1).
  3. Tacito, Dialogus de oratoribus 36–41 — la diagnosi politica (per bocca di Materno): la grande eloquenza era alumna licentiae, figlia del disordine e della libertà repubblicana; sotto un principe saggio non serve più. La pace si paga col silenzio: la decadenza è un male necessario.

Corollario

Tacito, Historiae I, 1: dopo Azio, con la concentrazione del potere, magna illa ingenia cessere — i grandi ingegni vennero meno; verità adulterata per compiacenza o per odio.

Testo-perno consigliato

Dialogus 36–41: è il punto d'arrivo, e permette di risalire sia a Petronio sia a Quintiliano.

Domanda-tipo da colloquio

«La libertà di parola è condizione della grande letteratura?» — rispondere con le tre diagnosi, e chiudere su Historiae I, 1 (rara temporum felicitas).

Aggancio interdisciplinare

Italiano: letteratura e censura; Storia: propaganda e libertà di stampa; Greco: la retorica da Gorgia a Demostene e il dibattito sul declino post-classico (Anonimo Del Sublime, cap. 44).