Italo Svevo (1861–1928)
In una frase: il triestino mitteleuropeo che con la Coscienza di Zeno porta nel romanzo italiano la psicoanalisi, il tempo soggettivo e l'inetto che — forse — è il più sano di tutti.
Modulo svolto dopo il 15 maggio.
Coordinate
- Trieste asburgica: commercio, plurilinguismo, Schopenhauer, Darwin, Freud; l'amicizia decisiva con Joyce.
- La figura dell'inetto: incapace di adattarsi alla vita, ma proprio per questo aperto al divenire (rovesciamento finale: la "malattia" come forma di apertura, la "salute" come ottusità — Augusta).
- La coscienza di Zeno (1923): non autobiografia ma memoriale scritto per il terapeuta, pubblicato "per vendetta" dal dottor S.: il narratore è inattendibile per statuto; tempo misto (non cronologia ma temi: il fumo, il padre, il matrimonio...); l'ironia come struttura.
I testi del programma
- Il fumo (cap. III) — le «ultime sigarette»: il proposito infranto come alibi che dà sapore alla vita; la malattia coltivata per non guarire.
- La morte del padre (cap. IV) — lo schiaffo del padre morente: il gesto indecifrabile che Zeno passerà la vita a interpretare; colpa e autoassoluzione.
Ponti col latino
- L'esame di coscienza: il memoriale di Zeno e il totum diem meum scrutor di Seneca (De ira III, 36): due "diari della coscienza" — ma quello stoico cerca la verità per correggersi, quello sveviano la aggira per assolversi. Il ponte più elegante del programma (→ Il tempo e la cura di sé, Ponti fra latino e italiano).
- Il narratore inattendibile: Zeno ed Encolpio (Petronio): la verità affidata a chi non può dirla; l'«autore nascosto» dietro entrambi (→ Il romanzo antico).
- I propositi sempre rimandati («ultima sigaretta») e gli occupati di Seneca che rimandano la vita: dum differtur vita transcurrit.