Eugenio Montale (1896–1981)
In una frase: il poeta del «male di vivere» e della poetica in negativo: non parole che salvano, ma «qualche storta sillaba e secca come un ramo» — solo ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
Modulo svolto dopo il 15 maggio.
Coordinate
- Genova e le Cinque Terre: il paesaggio ligure aspro e assolato di Ossi di seppia (1925). Nobel 1975.
- Poetica in negativo: la poesia non possiede verità né messaggi; può solo testimoniare la mancanza. Anti-D'Annunzio dichiarato: contro la parola magniloquente, gli oggetti scabri ed essenziali.
- Correlativo oggettivo: l'emozione non detta ma incarnata in un oggetto preciso (il rivo strozzato, la foglia accartocciata).
- Il varco: l'attesa (quasi sempre delusa) di uno strappo nella «muraglia» del vivere.
I testi del programma
- Non chiederci la parola (Ossi di seppia) — il manifesto: «Non chiederci la formula che mondi possa aprirti»; «Codesto solo oggi possiamo dirti, / ciò che non siamo, ciò che non vogliamo». Contro i poeti-vati e le ideologie sicure (siamo nel 1925: anche un no civile).
- Spesso il male di vivere ho incontrato (Ossi di seppia) — la sequenza dei correlativi del male (rivo strozzato, foglia, cavallo stramazzato) e il «bene» possibile solo come divina Indifferenza (la statua, la nuvola, il falco).
Ponti col latino
- Il male di vivere e il taedium vitae: la diagnosi senecana dell'inquietudine (gli occupati che fuggono se stessi, → Seneca, Il tempo e la cura di sé) come archetipo stoico del male montaliano — ma senza la terapia: Montale non ha il logos che salva.
- L'Indifferenza divina e gli dèi assenti di Lucano: il cielo vuoto come condizione moderna e antica (e cfr. la Natura dell'Islandese di Leopardi, suo vero antenato).
- La poetica del non: il rifiuto della parola-formula accanto al rifiuto del mito di Marziale (X, 4) e di Persio: dire solo ciò che la vita può riconoscere come proprio (→ Ponti fra latino e italiano).